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Collegamenti Internet – Bersaglio bellico

mappa dei collegamenti internet

Hai mai pensato a quale danno potrebbe ricevere una nazione se da un momento all’altro venissero tagliati i collegamenti internet che la connettono al resto del mondo? Immagino di no. Pensiamo alla borsa ad esempio, le cui migliaia di contrattazioni che avvengono ogni secondo da tutto il mondo subirebbero una brusca modifica. O alle comunicazioni tra i vari paesi su scenari che richiedono collaborazione real-time, sistemi di difesa extra-territoriali coordinati in patria… Siamo tutti abituati a considerare internet come una cosa scontata ma non lo è.

I collegamenti internet sono un bersaglio bellico molto appetibile per uno stato nemico e ci si comincia a chiedere come prevenire questo tipo di attacco in caso di guerra. Vedi, molti pensano che la maggior parte delle comunicazioni viaggiano attraverso satelliti, via segnali radio o attraverso l’etere e invece non è così. È stato calcolato che circa il 97% delle informazioni scorre attraverso una rete di cablaggi – i collegamenti che formano la vera rete internet – che corrono per più di 1,2 milioni di chilometri in tutti i continenti. Solo la restante parte, circa il 3%, viene trasmessa dai satelliti in condizioni normali (in aumento, vedi progetto Starlink di Elon Musk).

Nel corso degli ultimi anni questo tipo di infrastrutture ha avuto uno sviluppo esponenziale. Soltanto nel 2017 la larghezza di banda dei cavi sottomarini è aumentata quasi del 60%. Con questo grande aumento si è aperto un nuovo mercato, in cui le industrie hanno investito miliardi di dollari. Storicamente i cavi erano di proprietà privata che li affittavano ai vari colossi del web, ma a partire dal 2016 c’è stato un vero boom da parte di Microsoft, Facebook, Google e Amazon. Il vero padrone del mercato si è rivelato essere Google con 100.000 chilometri di cavi posati; seguono Facebook con 91.000, Amazon con 30.000 e Microsoft con 6.000 cavi posati.

Queste aziende 5 anni fa possedevano soltanto il 5% delle quote di mercato nella zona dell’Atlantico del nord, ma visti gli attuali investimenti si pensa che entro il 2024 possiederanno il 90% del mercato. In questo campo sta facendo il suo ingresso anche la Cina con Huawei il quale sta lavorando per contrastare il monopolio delle aziende Statunitensi. Facebook e Google insieme a China Mobile vogliono creare il Pacific Light Cable Network che collegherà Los Angeles a Hong Kong, e sempre la Cina vuole creare una rete di cablaggi che collegherà l’Asia all’Europa passando per l’Africa con il progetto Peace (Pakistan and East Africa Connecting Europe).

Pare chiaro come la politica dei grandi giganti mondiali sia diretta nella gestione del traffico dei dati con nuovi collegamenti internet ed è difficile pensare che le tre grandi potenze mondiali (Usa, Russia e Cina) non abbiano pensato a come prenderne il controllo o sabotarli in caso di conflitto. I collegamenti internet sottomarini nonostante siano posizionati a elevate profondità, sono facilmente vulnerabili grazie alla possibilità di essere raggiunti da un qualsiasi tipo di sottomarino; il problema è aggravato dal fatto che la mappatura dei cablaggi è di dominio pubblico.

Alcune fonti sostengono che un sabotaggio porterebbe effetti limitati in quanto la rete può fare affidamento su numerosi collegamenti sottomarini; questo è vero, ma se l’attacco fosse su vasta scala metterebbe in ginocchio un paese impedendogli di chiamare i suoi contatti locali o quelli in altri continenti.

In passato si sono già verificati tentativi di sabotaggio come quello di Ottobre 2015, dove la nave spia Russa Yantar stava navigando verso Cuba ma venne intercettata dalla Sosus( Sound Surveillance System) vicino alla rete di cablaggi che collegano il continente Americano e Cuba. I russi hanno smentito più volte che la Yantar è una nave spia, ma l’intelligence Usa sa che il vascello è in grado di raccogliere informazioni e di immettere Uuv ( Unmanned UnderWater Vehicle) in grado di manomettere i cablaggi nelle profondità oceaniche.


O ancora andando più indietro nel tempo, quello del 1971 nel mare di Okhotsk nell’estremo oriente dell’Unione Sovietica, dove i sommozzatori addestrati dai Seal della marina si diressero verso il loro obiettivo, un cavo delle comunicazioni russe. In tale occasione venne installato un dispositivo lungo 6 metri che permise agli americani di intercettare tutte le comunicazioni che avvenivano lungo il collegamento. L’operazione che prese il nome di Ivy Bells fu un successo e ci misero 10 anni i russi per scoprirlo e solo grazie ad un funzionario del’NSA(National Security Agency) che rivelò tutto ai sovietici per soldi.

Appare evidente come in caso di conflitto mondiale la rete di cablaggio sarà tra i primissimi obiettivi, anche prima di un attacco nucleare. La rete internet è diventata un punto nevralgico che ogni stato dovrebbe salvaguardare prendendo le dovute precauzione.

RIFERIMENTI

https://it.insideover.com/guerra/ecco-perche-il-primo-colpo-di-una-guerra-sara-inferto-ai-cavi-sottomarini.html

https://www2.telegeography.com/map-services

https://it.businessinsider.com/la-stupefacente-mappa-dei-cavi-sottomarini-che-trasportano-il-97-dei-dati-di-internet-e-ce-chi-teme-che-la-russia-li-possa-tagliare/?op=1

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